128° dalla nascita

128° anniversario

Dopo 128 anni, la stella di Mons. Giuseppe Cognata

brilla ancora nel cielo della Chiesa di Cristo.

 

   Il 14 Ottobre del 1885, ad Agrigento nasceva un faro luminoso, destinato a fare luce nel mezzo di uno dei tanti periodi bui della storia dell’uomo. Per storia famigliare egli non avrebbe dovuto essere quel tipo di luce così speciale, bensì una luce cupa, sfocata, figlia dei desideri degli altri e del potere umano. Quella luce si chiamava e si chiama, Monsignor Giuseppe Cognata.

   In tutte le case delle Oblate, quelle italiane, boliviane e peruviane, il 14 ottobre 2013 si è celebrata un’Eucarestia speciale per ricordare il compleanno del caro Fondatore, il quale con il suo sacrificio, ha dato vita alla Congregazione delle Suore Salesiane Oblate del Sacro Cuore e a tante, tantissime anime che lo hanno avvicinato sia in vita che dopo la sua dipartita.

   Presso la casa generalizia dove riposa il corpo dell’antico Vescovo, con l’introduzione della nuova Madre Generale Sr. Graziella Benghini, la quale ha ricordato l’infanzia di Giuseppe Cognata, la celebrazione è stata presieduta da Don Gaetano Maria Saccà, Parroco di Jenne (RM), molto legato alla Congregazione delle Oblate, concelebrata per la prima volta dal novello sacerdote Don Dario Giustini, e servita dall’accolito Antonio Callori. Il Vangelo che la Chiesa ci offriva (Lc 11,29-32), parlava giustappunto della malvagità di questa generazione. Don Saccà a tal proposito, ha voluto dire che il Vangelo proclamato, se accolto con cuore aperto, rappresenta un messaggio di salvezza per tutti e per ciascuno, poiché parla da 2000 anni in maniera sempre nuova, contendendo in Cristo Gesù, la presenza dell’umanità passata, presente e futura.

   La freschezza del Vangelo si scontra però con la dura realtà della malvagità di un popolo che cerca dei segni, ossia di un popolo che pur avendo avuto “Mosè e i profeti”, cerca sempre qualcos’altro. E in questo qualcos’altro, perdendo tempo in futili ricerche, ecco che l’uomo fa quello che di meglio e di più facile è capace di realizzare, ossia “sparlare del prossimo”: il chiacchiericcio dei corridoi uccide non solo la Chiesa e le comunità cristiane, ma soffoca e uccide l’uomo stesso, creato da Dio a Sua immagine e somiglianza, redento dal sangue di Cristo sparso sulla croce in libagione, per la risurrezione dell’intero genere umano.

   Il celebrante ha più volte ricordato le parole di Papa Francesco, da lui definito “un segno di Dio”: segno che va capito e ascoltato, compreso ma non giudicato o interpretato, il quale spesso ci ha rammentato la portata catastrofica della maldicenza. Le parole così umane del Santo Padre, rappresentano l’altezza, la profondità e la ricchezza dello stesso. Per dirla con il Suo Santo omonimo: “…le cose semplici, sono le più belle, sono quelle che alla fine sono le più grandi”. Poiché le parole del Pontefice sono grandi, esse sono destinate a durare nel tempo, in una continua oblazione contemplativa, racchiusa nello stesso mistero dalla Parola di Dio.

Anche oggi l’umanità vive il dramma della stessa generazione malvagia di cui il vangelo racconta, ponendoci dinanzi grandi interrogativi.

   Anche Monsignor Cognata ai suoi tempi, come Vescovo di Bova (RC) si è ritrovato nel bel mezzo di una generazione malvagia, la quale non si è fatta scrupoli a gettargli addosso del letame e caricargli una Croce che per permissione Divina, egli ha saputo portare per la conversione del padre e per lo sviluppo della Congregazione da lui fondata.

Ecco che ancora una volta, il Signore, mediante la Sua Parola, ci esorta a riflettere sul valore infinito della spiritualità Salesiana Oblata, la quale è destina a raccogliere quello che don Saccà ha definito “lo sterco delle miserie umane”, che però Dio, con infinito amore, fa divenire elemento essenziale per far sbocciare nuovi frutti, e far fiorire nuovi e bellissimi fiori di santità.

   Tale concetto, calza bene con l’ispirazione suggerita da Don Saccà, del dialogo tra due giganti della santità quali San Filippo Neri e San Carlo Borromeo, nel quale il primo si lamentava col secondo del fatto che le sue molte predicazioni non avevano seguito nel cuore delle persone, mentre Carlo Borromeo, consolando Filippo, rispondeva che le anime erano un campo di grano ricoperto di sterco, grazie al quale però, in primavera sarebbe sbocciato il nutrimento per gli uomini. 

   Un momento bello della celebrazione, è stato quando don Dario ha ringraziato il Signore per avergli fatto incontrare le Salesiane Oblate in ogni tappa della sua vita: egli è cresciuto in mezzo ad esse, e da esse ha ricevuto aiuto e conforto e sostegno nei momenti di formazione in seminario.

   In occasione del primo mese dall’ordinazione, infine, don Saccà ha augurato al novello sacerdote, quello che un anziano prete gli disse il giorno della sua ordinazione sacerdotale: “voglio farti un augurio speciale, voglio augurarti nella tua vita sacerdotale, tanta tristezza ma anche tanta speranza: la tristezza di non essere santo e la speranza di poterlo diventare con la fatica e l’impegno di ogni giorno”.

   Stesso augurio, assieme alla Madre Generale, è stato poi rivolto a tutti i fedeli presenti al Sacro Rito, i quali in forza del Battesimo, sono invitati a seguire ogni giorno il Cristo crocifisso e risorto, nella speciale vocazione dell’universale chiamata alla santità, che il Concilio Ecumenico Vaticano II auspica per ogni cristiano.

Vogliamo ringraziare ancora una volta il Signore Dio dell’universo, per averci anche quest’anno fatto ritrovare in famiglia a festeggiare un così caro Padre, testimone silenzioso della Croce di Cristo, e imitatore incrollabile del suo stile oblativo!

 

 

Paolo Cola

 Tivoli, 14 Ottobre 2013